10 luglio 2012
Le richieste del mondo delle costruzioni
Edilizia in Toscana, la ricetta della Cna per la ripresa del comparto
Il Patto di Stabilità Interno (PSI) nasce dall'esigenza di convergenza delle economie degli Stati membri della UE verso specifici parametri, comuni a tutti, e condivisi a livello europeo in seno al Patto di stabilità e crescita e specificamente nel trattato di Maastricht (Indebitamento netto della Pubblica Amministrazione/P.I.L. inferiore al 3% e rapporto Debito pubblico delle AA.PP./P.I.L. convergente verso il 60%).
L'indebitamento netto della Pubblica Amministrazione (P.A.) costituisce, quindi, il parametro principale da controllare, ai fini del rispetto dei criteri di convergenza e la causa di formazione dello stock di debito.
L'indebitamento netto è definito come il saldo fra entrate e spese finali, al netto delle operazioni finanziarie (riscossione e concessioni crediti, partecipazioni e conferimenti, anticipazioni), desunte dal conto economico della P.A., preparato dall'ISTAT.
Un obiettivo primario delle regole fiscali che costituiscono il Patto di stabilità interno è proprio il controllo dell'indebitamento netto degli enti territoriali (regioni e enti locali).
Il Patto di Stabilità e Crescita ha fissato dunque i confini in termini di programmazione, risultati e azioni di risanamento all'interno dei quali i Paesi membri possono muoversi autonomamente. Nel corso degli anni, ciascuno dei Paesi membri della UE ha implementato internamente il Patto di Stabilità e Crescita seguendo criteri e regole proprie, in accordo con la normativa interna inerente la gestione delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.
Dal 1999 ad oggi l'Italia ha formulato il proprio Patto di stabilità interno esprimendo gli obiettivi programmatici per gli enti territoriali ed i corrispondenti risultati ogni anno in modi differenti, alternando principalmente diverse configurazioni di saldi finanziari a misure sulla spesa per poi tornare agli stessi saldi.
La definizione delle regole del Patto di stabilità interno avviene durante la predisposizione ed approvazione della manovra di finanza pubblica; momento in cui si analizzano le previsioni sull'andamento della finanza pubblica e si decide l'entità delle misure correttive da porre in atto per l'anno successivo e la tipologia delle stesse.
Nel corso degli anni il Patto ha registrato un notevole irrigidimento delle sue clausole determinando un blocco nei pagamenti della Pubblica Amministrazione e conseguenti difficoltà per il tessuto imprenditoriale fornitori di beni, servizi e lavori ; recentemente il Governo attraverso una serie di provvedimenti sta cercando di creare le condizioni per sbloccare il debito nei confronti delle imprese, ad oggi da una prima lettura di parte di questi decreti pensiamo che siamo ancora molto lontano dalla soluzione dei problemi ed in ogni caso la spada di Damocle che pende sulle teste di Imprese e P.A è il Patto.
Infatti la Legge 12 novembre 2011, n. 183 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” che stabilisce i criteri di applicazione del Patto nel triennio 2012-2014 prevede a partire dal 2013 l’estensione dei vincoli ad un platea più ampia di enti tra cui i Comuni con popolazione tra 1001 e 5000 abitanti, le aziende municipali e dal 2014 alle unioni dei comuni.
In Toscana si rischia, nel giro di un paio di anni, di vedere tutti gli enti territoriali, aziende controllate ecc sotto scacco con ulteriore peggioramento della situazione per le imprese; occorre allora promuovere una forte azione che abbia come obiettivo sì il rispetto del controllo del debito pubblico ma allo stesso tempo si eviti che le imprese falliscono per questo.
Partiamo da quanto fatto in questi anni, la Regione ha nel triennio 2009-2011 liberato, attraverso la regionalizzazione del Patto, 217 milioni di euro di pagamenti per gli enti locali; anche se una goccia nel mare dei 4 miliardi bloccati in Toscana è stata una misura importante;
dal 2013 sarà possibile attraverso il Patto di stabilità integrato (articolo 32 comma 17 Legge 12 novembre 2011, n. 83) definire un Patto di Stabilità Regionale (esclusa la sanità), concordando con lo Stato gli obiettivi di finanza pubblica regionale e degli enti territoriali.
La Regione potrà assumere un ruolo di crescente rilevanza nella gestione del Patto per questo crediamo che sia prioritario che presto il Ministro dell’economia e delle Finanze provveda all’emanazione del decreto di attuazione; questo sarebbe un passo significativo ma non risolutivo, siamo convinti che occorra andare, anche in fasi progressive, alla possibilità di escludere dal Patto gli investimenti.
In una prima fase proponiamo che gli interventi rientrati nelle seguenti sottospecie siano esclusi:
1) Adeguamenti sismici edifici pubblici/infrastrutture ecc
2) Adeguamenti a normative sull’efficienza energetica degli edifici pubblici
3) Interventi di messa in sicurezza del territorio (idrogeologici)
4) Costruzione di nuovi edifici pubblici con certificazione energetica A
5) Costruzioni di nuovi edifici pubblici in aree con rischio sismico e idrogeologico elevato con elevati standar di sicurezza
6) Interventi infrastrutturali a favore dell’ambiente
7) Investimenti per ridurre il digital divide (banda larga)
Per poi arrivare nel corso del tempo ad una nuova articolazione del Patto che renda le spese per investimenti produttivi fuori dai vincoli secondo il principio della golden rule ossia la necessita' di trattare diversamente la spesa in conto corrente e in conto capitale.
Categoria: Costruzioni
